Obesità cos’è e
le diverse tipologie

L’obesità è oggi uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo, secondo l’OMS. Una condizione diffusa a livello mondiale che può diventare causa di gravissimi problemi sanitari per chi la vive.

Caratteristica peculiare è ovviamente l’eccesso ponderale:

eccesso di grasso corporeo in relazione alla massa magra

sia in termini di quantità assoluta che rispetto a punti precisi del corpo, dovuto spesso ad un’alimentazione scorretta, ricca di grassi e carboidrati a scapito di frutta e verdura e di uno stile di vita sedentario.

Clinicamente la classificazione della popolazione in base al peso viene fatta attraverso l’indice di massa corporea (IMC) e si calcola dividendo il peso dell’individuo espresso in Kg per il quadrato dell’altezza espressa in cm.

La presenza di un IMC elevato (>30Kg/m2) consente di
classificare il paziente come obeso, secondo tabelle
differenziate per sesso ed età.

IMC
(>30Kg/m2)

Obesità: problema fisico
ma anche psicologico

Oltre alle evidenti ripercussioni fisiche che l’obesità ha sulla persona, di cui può stravolgere totalmente la vita, non bisogna sottovalutare anche le conseguenze psicologiche. Il paziente obeso tende spesso a vivere per propria o altrui scelta una condizione di isolamento ed esclusione sociale.
Ciò è vero per gli adulti, ma anche per i bambini che, spesso, tendono a maturare un rapporto difficile con i propri coetanei entrando così in un circolo vizioso che, è evidente, avrà ripercussioni anche sulla loro vita da adolescenti e adulti

Obesità infantile:
una piaga sempre più diffusa

A destare forte preoccupazione è anche l’aumento dell’obesità tra i più piccoli, ossia tra bambini e adolescenti.
Oltre alle conseguenze psicologiche sopra descritte, un bambino sovrappeso o obeso

Tende a manifestare difficoltà respiratorie, ridotta mobilità e problemi articolari nonché disturbi a carico dell’apparato digerente
Tende ad essere anche un adulto obeso, con conseguente aumento del rischio di sviluppare problematiche cardiovascolari e disfunzioni metaboliche come il diabete o l’ipercolesterolemia

Cause dell’obesità:
iperinsulinemia

Come abbiamo visto uno stile di vita sedentario e cattive abitudini alimentari sono tra quei fattori che possiamo individuare come causa dell’obesità, così come spesso identifichiamo una predisposizione genetica che ne condiziona l’insorgenza.

Negli ultimi anni, tuttavia, sempre maggiore attenzione è stata posta al legame tra obesità e iperinsulinemia

OBESITÁ

iperinsulinemia

OBESITÁ

iperinsulinemia

perché, è stato evidenziato che, qualunque sia la causa alla base del problema il paziente obeso presenta sempre tale condizione: eccesso dei livelli di insulina nel sangue.

L’iperinsulinemia, deriva da una condizione di insulino-resistenza periferica, ovvero le cellule non internalizzano il glucosio perché non rispondono più all’insulina, e così l’organismo secerne ulteriormente insulina cercando di abbassare la glicemia.

Un circolo vizioso in cui le due condizioni si alimentano l’un l’altra perché:

INSULINO
RESISTENZA

IPERINSULINEMIA
IPERGLICEMIA
INSULINO
RESISTENZA
IPERINSULINEMIA
IPERGLICEMIA

!

Tale condizione, nell’obeso sembra tuttavia essere reversibile a seguito di una significativa riduzione di peso indotta da una diminuzione dell’apporto di calorie o ad un aumento dell’attività fisica. Negli ultimi anni è stata inoltre accertata una importante correlazione tra presenza di grasso addominale e iperinsulinemia (con conseguente insulino-resistenza). Nel paziente con obesità di tipo androide/addominale dunque tale condizione è più frequente che in quelli con obesità di tipo ginoide in cui l’accumulo di grasso è localizzato soprattutto a livello dei fianchi.

Il D-Chiro-Inositolo: un alleato nel trattamento dell’iperinsulinemia in pazienti obesi

Evidenze riportano uno strettissimo collegamento tra aumento della massa corporea, con accumulo di grasso viscerale, e l’aumento della resistenza insulinica. Lo stato pro-infiammatorio associato porta ad un’ulteriore riduzione della insulino sensibilità, alterando il metabolismo dei carboidrati.

La ridotta utilizzazione del glucosio conduce verso l’iperglicemia, sindrome metabolica e diabete tipo 2.

Il DCI, in quanto:

secondo messaggero dell’insulina
amplificatore del segnale da essa indotto

può essere un valido aiuto rispetto alla sola dieta nel riportare i valori di insulina e glicemia alla norma.

Infatti, in diversi studi su donne con PCOS sovrappeso/obese il DCI ha mostrato di ridurre non solo i livelli di insulina e androgeni circolanti ma anche l’indice di massa corporea di queste pazienti.

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